Congiuntura Flash aprile 2026 - I primi impatti della guerra

Rincari dell’energia, calo di fiducia e aspettative, rialzo dei tassi sovrani. Sono i primi impatti della guerra registrati dal Centro Studi Confindustria nella Congiuntura flash di aprile 2026 tra "rincari dell'energia, calo di fiducia e aspettative, rialzo dei tassi sovrani". Lo scenario è peggiorato. "Il prezzo del petrolio è alto, nonostante la fragile tregua nella guerra in Medio Oriente", e "l'impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull'economia italiana. Cala la fiducia delle famiglie anticipando una frenata dei consumi. Nel frattempo risalgono i tassi dei titoli di stato e si abbassano le attese sull'industria che stava provando a risalire. Frenano anche i servizi mentre reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dalle risorse del PNRR". Scarica il rapporto QUI.

ENERGIA A incidere è il caro petrolio così come è in aumento il prezzo del gas sebbene incida di meno. Il prezzo del petrolio è tenuto alto dal conflitto in Medio Oriente, che ne minaccia scarsità, tanto che ad aprile si registra un prezzo medio di 102 dollari al barile (da 99 dollari/barile a marzo), in aumento di 40 dollari sulla media di dicembre (62 dollari/barile). Il prezzo del gas, invece, sale in modo più moderato ad aprile, quando registra un prezzo medio di 48 euro/mwh, dopo essere salito a marzo (53 euro/mwh) quasi al doppio di dicembre (28).

Il dollaro "si è fermato a 1,16 sull'euro in aprile, dopo il rafforzamento a marzo. Ciò non sta aiutando ad attenuare i rincari dell'energia per l'Eurozona". 

TASSI DI INTERESSE I tassi di interesse sono in aumento. "La guerra sta ampliando gli spread e invertendo la rotta dei tassi sovrani in Europa, dai minimi del 27 febbraio ai massimi del 27 marzo. In Italia a 4,02% da 3,36%, in Francia 3,79% da 3,17%, in Germania 3,07% da 2,61%. Un rialzo che si è attenuato lievemente ad aprile.

Il tasso per le imprese italiane è a 3,33% a febbraio ma salirà a fronte di un calo del credito. Infatti si attende da parte della Bce un rialzo a breve dei tassi (dal 2,00%), a causa del già avviato balzo dell'inflazione. Un'inflazione che registra in Europa +2,5% a marzo, da +1,9%; negli Usa +3,3% da +2,4%. In Italia il tasso di inflazione è salito meno (+1,7% da +1,5%) perché i prezzi di alcuni servizi sono scesi mentre saliva l'energia.

INVESTIMENTI Per gli investimenti restano "indicatori stabili", con "segnali di tenuta degli investimenti per il primo trimestre". "A marzo, resta quasi invariata la fiducia delle imprese manifatturiere di beni strumentali, dopo gli aumenti di gennaio-febbraio. Nelle costruzioni, la fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese, trainata dalle attese di occupazione, anche se con peggiori aspettative sui piani di costruzione".

CONSUMI Sul fronte dei consumi, la fiducia in calo aumenta il rischio di aumento del risparmio. Nel quarto trimestre il tasso di risparmio era sceso al 7,8%, poco sopra il livello pre-pandemia. A febbraio le vendite al dettaglio si sono contratte (-0,2%), specie per i beni alimentari. A marzo crescono poco gli acquisti di auto (+0,6%), ma la fiducia è peggiorata bruscamente. Ciò potrebbe far salire il risparmio già nel primo trimestre, frenando i consumi".

INDUSTRIA Per l'industria "attese negative. A febbraio la produzione industriale era aumentata di appena +0,1%, insufficiente a recuperare il calo di gennaio (-0,6%). Nel primo trimestre la riduzione acquisita è di -0,5%A marzo l'indice Pmi è in zona espansiva (51,3 da 50,6), ma l'attività è sostenuta dall'accumulo precauzionale di scorte in vari settori, per anticipare aumenti di prezzo. La fiducia delle imprese industriali è in modesto aumentoma l'impatto della guerra emerge nella brusca flessione delle attese di produzione".

SERVIZI Anche nei servizi è "atteso un calo della domanda. In Italia stavano accelerando a inizio 2026, in particolare con una spesa dei turisti stranieri al +6,3% tendenziale a gennaio. Ma con la guerra, a marzo l'indicatore Sp-Pmi è caduto bruscamente in zona recessiva (48,8 da 52,3), riflettendo un calo della domanda. La fiducia delle imprese dei servizi è salita di poco, ma peggiorano le attese sugli ordini".

EXPORT L'export "in aumento prima del conflitto. È risalito a febbraio (+2,2% a prezzi costanti), dopo una stasi a gennaio. Cruciale il rimbalzo delle vendite negli Usa (+8,0% tendenziale, dopo mesi di calo), concentrate nei farmaci e negli altri mezzi di trasporto. I nuovi dazi, dal 24 febbraio, rendono le merci italiane meno competitive rispetto a prima". "Un impatto diretto della guerra è atteso sui 22 miliardi di export verso i paesi del Golfo e su alcune forniture critiche (alluminio, fertilizzanti)".

 

 

Per informazioni rivolgersi all'Associazione degli Industriali della Sardegna Centrale
Referente: Francesca Puddu - Comunicazione Associativa
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