Bonus formazione 4.0 con procedure semplici per le imprese

Il bonus formazione 4.0 viene concesso in modo automatico: le imprese non devono presentare alcuna domanda per accedere all’incentivo, ma per la sua fruizione devono essere rispettati alcuni specifici adempimenti. Tra questi, l’obbligo di certificare le spese sostenute, a cui sono soggette anche le imprese non tenute al controllo legale dei conti, che per tali spese possono godere di una maggiorazione del credito d’imposta fino ad un importo massimo di 5.000 euro. 

Per il riconoscimento del bonus formazione 4.0 non deve essere presentata nessuna richiesta: il credito d’imposta è concesso in maniera automatica a seguito dell’effettuazione delle spese agevolate.

Il beneficio può essere utilizzato esclusivamente in compensazione a partire dal periodo d'imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili, ma solo a seguito dell’adempimento degli obblighi di certificazione prescritti. È questa la precisazione in merito alle modalità e alle condizioni per la fruizione del bonus formazione 4.0, che si ricava dal decreto 4 maggio 2018.

Certificazione dei costi
Ai fini dell’ammissibilità al beneficio, le spese sostenute devono risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. L’attività di certificazione richiesta a tale soggetto consiste propriamente nella verifica dell’effettività delle spese sostenute per le attività di formazione agevolabili e della corrispondenza di esse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa. La relazione illustrativa al decreto chiarisce che, trattandosi di una certificazione concernente specifici elementi contabili collegati a una particolare attività aziendale, nella generalità dei casi tale obbligo di certificazione non può ritenersi automaticamente soddisfatto nell’ambito delle ordinarie attività svolte dal soggetto incaricato della revisione contabile e del giudizio finale sul bilancio di esercizio.

Come espressamente previsto dalla legge di Bilancio 2018 (articolo 1, comma 53), sono escluse dall’obbligo di certificazione le imprese con bilancio revisionato.

Imprese non tenute al controllo legale dei conti
Le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque adempiere a tale obbligo di certificazione attraverso specifico incarico conferito a un revisore legale dei contio a una società di revisione, iscritti nella sezione A del registro di cui al D.Lgs. n. 39/2010. Per le spese sostenute per tale attività di certificazione contabile, dette imprese hanno diritto a beneficiare di un credito d’imposta di importo non superiore al minore tra il costo effettivamente sostenuto e 5.000 euro, fermo restando che il credito d’imposta totale per ciascuna impresa non può essere superiore a 300.000 euro. Come puntualizzato nella relazione illustrativa, nel caso in cui il beneficio calcolato sulla base delle spese ammissibili raggiunga già tale massimale, nessuna maggiorazione può essere riconosciuta, sempre rimanendo l’obbligo di certificazione.

Il decreto specifica che ai soli effetti della maggiorazione del credito d’imposta riconosciuta alle imprese non soggette al controllo legale dei conti a titolo di spese di certificazione della documentazione contabile, dette spese si considerano “sostenute” nello stesso periodo d’imposta agevolabile. Come chiarito nella relazione illustrativa, la disposizione risponde a esigenze di semplificazione, considerando che, stando alle regole di competenza contabile, tali spese sono imputabili al conto economico del periodo in cui tale certificazione viene rilasciata e cioè del periodo successivo a quello agevolabile.

Si tratta di una soluzione già accolta dall’Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 13/E/2017, con riferimento all’analoga fattispecie concernente il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Obblighi documentali
Oltre alla certificazione, le imprese beneficiarie sono tenute a rispettare ulteriore oneri documentali ai fini dei successivi controlli.

In particolare, all’articolo 6 del decreto 4 maggio 2018 viene precisato che le imprese hanno l’obbligo di conservare:

- una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte. Nel caso in cui le attività di formazione siano commissionate a soggetti esterni all'impresa, tale relazione deve essere redatta e rilasciata all'impresa dal soggetto formatore esterno;

- tutta la documentazione contabile e amministrativa idonea a dimostrare l’ammissibilità delle attività di formazione svolte e la corretta quantificazione del credito spettante, anche in funzione del rispetto dei limiti e delle condizioni posti dal Regolamento (UE) n. 651/2014;

- (con specifico riferimento alle spese di personale ammissibili) i registri nominativi di svolgimento delle attività formative sottoscritti congiuntamente dal personale discente e docente o dal soggetto formatore esterno all'impresa.

I dati relativi al numero di ore e dei lavoratori che prendono parte alla formazione devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento delle spese ammissibili e in quello dei periodi successivi fino a quando se ne conclude l'utilizzo, secondo le indicazioni che saranno fornite dall'Agenzia delle Entrate nelle istruzioni di compilazione dell'apposito quadro.

Ulteriore documentazione
Il decreto attuativo richiede, inoltre, che il legale rappresentante dell'impresa rilasci a ciascun dipendente una dichiarazione (resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000) che attesti l’effettiva partecipazione del dipendente alle attività formative agevolabili, con indicazione dell'ambito o degli ambiti aziendali individuati nell'allegato A della legge di Bilancio 2018 di applicazione delle conoscenze e delle competenze acquisite o consolidate dal dipendente in esito alle stesse attività formative.

Modalità di utilizzo
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, mediante F24 da presentare attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto dell’operazione. Al riguardo, il decreto fornisce un chiarimento importante: l'utilizzo in compensazione del credito d'imposta è ammesso a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in cui sono sostenute le spese ammissibili (quindi, dal 2019 per le imprese con periodo di imposta coincidente con l’anno solare), ma subordinatamente all’avvenuto adempimento da parte dell’impresa degli obblighi di certificazione previsti.

In pratica, quindi, come indicato nella relazione illustrativa, la fruizione del credito d’imposta attraverso il suo utilizzo in compensazione non potrà avvenire prima dell’ottenimento da parte dell’impresa della certificazione della documentazione contabile.

Per le imprese che rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea, l'utilizzazione in compensazione del credito d'imposta è sospesa fino alla data dell'avvenuta restituzione o deposito delle somme oggetto del recupero.

Nessun limite di utilizzo
L’utilizzo in compensazione del credito d’imposta maturato non incontra né il limite di 250.000 euro applicabile ai crediti d’imposta agevolativi (previsto dall’articolo 1, comma 53, della Legge 244/2007) né il limite generale di compensabilità di imposte e contributi di 700.000 euro (di cui all’articolo 34 della Legge 388/2000). Il beneficio, inoltre, non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile IRAP e non rileva ai fini della determinazione del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e dei componenti negativi di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR.

Controlli
Come specificato dall’articolo 7 del decreto attuativo, i controlli in ordine alla corretta fruizione del credito d’imposta saranno svolti dall’Agenzia delle Entrate sulla base della documentazione esibita dall’impresa beneficiaria. Nel caso in cui venga accertata l’indebita fruizione del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste o a causa dell’inammissibilità dei costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, l’Agenzia provvederà al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge, fatte salve le eventuali responsabilità di ordine civile, penale e amministrativo a carico dell’impresa beneficiaria.

Per informazioni rivolgersi all'Associazione degli Industriali della Sardegna Centrale
Referente: Giovanna Pittalis
Telefono: 0784 233324
Fax: 0784 233301
E-mail: g.pittalis@assindnu.it

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