CENTRO STUDI La Sardegna in 12 mesi. L'Isola ha le risorse ma fatica a fare sistema

Il Centro Studi di Confindustria Sardegna compie un anno e ha pubblicato il report “La Sardegna in dodici mesi: vincoli strutturali, capacità produttiva e nuove traiettorie di sviluppo”, con l’obiettivo di ricomporre le risultanze delle analisi realizzate nei primi dodici mesi di attività e di offrire una lettura trasversale delle fragilità e delle potenzialità dell’economia regionale. L'analisi degli indicatori offre una diagnosi dolceamara dell'Isola che ha le risorse ma fatica a metterle a sistema. Dopo un anno di studi, emerge che la Sardegna non è priva di risorse: dispone infatti di patrimonio, capacità industriale, specializzazioni esportatrici, competenze. Tuttavia, qualcosa non funziona: i mercati esteri non compensano quanto potrebbero la ristrettezza della domanda interna, la ricchezza privata non viene canalizzata verso gli investimenti e le infrastrutture fisiche, energetiche e finanziarie non collegano con sufficiente efficacia persone, imprese e territori.

La fotografia congiunturale conferma questa ambivalenza.

Nel 2025 il prodotto regionale è cresciuto dello 0,7 per cento e l’occupazione dell’1 per cento, sostenuti soprattutto dagli investimenti pubblici, dal PNRR, dai servizi e dal turismo.

Il tasso di occupazione è salito al 58,2 per cento, contro il 62,5 per cento nazionale.

Nello stesso anno, tuttavia, l’export è diminuito dell’11,4 per cento e nel primo trimestre 2026 la flessione tendenziale ha raggiunto il 21,1 per cento.

Questi primi dodici Studi non raccontano dodici problemi distinti, ma indicano un’unica difficoltà di sistema della Sardegna: quella che ci impedisce di trasformare risorse disperse in capacità economica collettiva.

La questione sarda, osservata attraverso i dati, è soprattutto una questione di connessioni tra territori, competenze, capitale, energia e mercatiSiamo ancora vincolati dall’insularità, mentre altre regioni ne hanno fatto una opportunità.

Il Centro Studi rileva come le criticità demografiche e formative formino una catena cumulativa.

Nel 2025 la fecondità è scesa a 0,85 figli per donna, il valore più basso tra le regioni italiane. Solo il 23,7 per cento dei sardi tra i 25 e i 49 anni possiede un titolo universitario, contro il 28 per cento nazionale.

Tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili registrate sono diminuite del 26,6 per cento, mentre il deficit demografico è associato, nelle stime di Confindustria Sardegna, a circa un miliardo e mezzo di euro di capacità produttiva inespressa. Anche energia e infrastrutture convergono nel costo della distanza.

Sul fronte interno, ogni minuto aggiuntivo di percorrenza media è associato a una perdita di 70-85 milioni di euro di reddito annuo: non certamente un nesso causale automatico, ma una misura del peso economico dell’(in)accessibilità.

Il rapporto sottolinea infine il divario tra patrimonio e capitale produttivo. Il 2024 si è chiuso con una ricchezza netta delle famiglie sarde che ammontava a circa 251 miliardi di euro, ma le attività finanziarie per residente erano di poco superiori ai 53 mila euro, contro una media italiana pari a oltre 100 mila euro.

Per la nostra Confindustria Sardegna, sono sei le priorità che emergono dalle analisi del Centro Studi: ridurre il costo del trasporto delle merci e delle persone; diversificare con continuità l’export; trattenere e attrarre capitale umano; favorire la crescita e il consolidamento dell’imprenditorialità giovanile; mobilitare il risparmio con strumenti sicuri e trasparenti verso investimenti produttivi; valutare l’impatto demografico di tutte le politiche pubbliche.

I risultati dovranno essere misurati in prezzi, tempi, affidabilità, imprese più capitalizzate e territori più accessibili.

La Sardegna non può certamente annullare la propria insularità, ma può impedire che questa continui a tradursi automaticamente in isolamento geografico, economico e sociale. 

Dobbiamo trasformare la nostra posizione in attrattiva, il patrimonio in capitale, la formazione in produttività e i territori e le zone interne in luoghi in cui restare e investire.

Tra dodici mesi ci proponiamo di verificare se le connessioni per le merci saranno più economiche, i mercati più diversificati, le infrastrutture più adeguate, i territori meno distanti, i nostri giovani più valorizzati nella loro terra.

La misura del successo, tra dodici mesi, non sarà soltanto un decimale di PIL in più, magari conseguenza esogena di dinamiche ed eventi esterni all’Isola. Sarà la capacità di mostrare che le connessioni stanno diventando più economiche, i mercati più diversificati, le imprese più capitalizzate, i giovani meno costretti a partire e i territori meno distanti gli uni dagli altri.

È in questa capacità di scelta – e non nell’assenza di vincoli – che si costruisce lo sviluppo.

Le imprese sono pronte a cogliere le sfide, chiedono solo di poter avere le stesse condizioni per competere che hanno quelle di altre regioni italiane ed europee. Oggi il divario è ancora notevole e non è superabile solo con la grinta e il coraggio dei nostri eroi imprenditori.

 

Per informazioni rivolgersi all'Associazione degli Industriali della Sardegna Centrale
Referente: Francesca Puddu - Comunicazione Associativa
Telefono: 0784 233311
Fax: 0784 233301
E-mail: f.puddu@assindnu.it

 

 

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